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Il silenzio-assenso del Comune sulla Dia non salva il cartellone dalla rimozione

di Claudio Carbone

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La presentazione di una Dia per l'istallazione di una insegna pubblicitaria non è sufficiente a regolarizzare il manufatto in mancanza di un riscontro di ammissibilità all'intervento da parte del Comune. È quanto deciso dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, sezione V, con la sentenza n. 3243 del 26 giugno 2015, evidenziando che in assenza di un tempestivo ed espresso atto di diniego da parte delle amministrazioni interessate, non si forma un titolo tacito sulla Dia edilizia di richiesta di autorizzazione.

La decisione
La vicenda assume particolare interesse anche nel merito degli aspetti relativi alla competenza del giudice alla trattazione del ricorso. In particolare, con la sentenza n. 506/2014, il Tar Veneto dichiarava il proprio difetto di giurisdizione ad esaminare il ricorso, nonché constatava che la società aveva anche proposto un ricorso al giudice di pace a sua volta respinto con la sentenza del 4 marzo 2013. Ad ogni modo, con l'appello in esame, la società ha chiesto la riforma della sentenza del Tar, deducendo molteplici profili di censura per violazione di legge ed eccesso di potere e riproponendo le censure prospettate in primo grado. Il Consiglio di Stato ha ritenuto l'appello infondato, confermando la declaratoria di difetto di giurisdizione amministrativa, osservando preliminarmente che i provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo e con i primi motivi aggiunti, con cui il Comune ha ingiunto la rimozione degli impianti pubblicitari, di cui è stata constatata l'abusiva collocazione, sono stati emanati in applicazione dell'articolo 23 del Codece della strada, per il quale «lungo le strade o in vista di esse è vietato collocare insegne, cartelli (...) sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possono renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l'efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l'attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione (...) Sono, altresì, vietati i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari rifrangenti, nonché le sorgenti e le pubblicità luminose che possono produrre abbagliamento».


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