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Dalla Severino alle pensioni, vita breve per le norme «eccezionali»

di Stefano Pozzoli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Tribunale di Napoli non ha esitato ad assestare, per usare una terminologia propria del pugilato, un possente "uno-due" alla legge Severino, prima accogliendo il ricorso del sindaco di Napoli De Magistris e ora quello del Presidente della Regione De Luca. Lo stesso Raffaele Cantone, presidente Anac, nella sua relazione al Parlamento di ieri ha tenuto a precisare che a meno di «tre anni dall'entrata in vigore della legge 190 si riscontrano problematiche e dubbi applicativi». Un concetto, del resto, che aveva più volte espresso, anche sul Quotidiano degli enti locali e della Pa del 5 maggio.

Regole ed eccezioni
Ovviamente il Presidente dell'Anac va nel senso di un ancora più incisivo ruolo dell'Anac, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni e non tanto in quello di rendere la norma meno giacobina. Al di là delle singole posizioni, che sono ovviamente condivisibili o meno, il punto su cui occorre riflettere è che sono le normative di carattere eccezionale - quelle del Governo Monti, certo, ma non solo quelle - a non reggere la prova del diritto, sia di quello dei tribunali ordinari, come dimostrano appunto le condivisibili decisioni del Tribunale di Napoli in merito alla legge Severino, sia soprattutto il vaglio di costituzionalità a cui non sovente tali norme vengono sottoposte. Solo per citare i casi più recenti e clamorosi basta ricordare, appunto, che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 70/2015, ha dichiarato illegittimo il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo. Analogamente, anche se sforzandosi di individuare una soluzione più attenta agli equilibri di finanza pubblica, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico.

Le «soluzioni»
È certo comprensibile che il Governo, sottoposto continuamente a pressioni di finanza pubblica, cerchi di trovare delle soluzioni, quali quella proposta nel DL 65/2015, per tamponare l'ennesima falla che si apre negli equilibri di bilancio. Sono però decisioni di corto respiro, destinate presto o tardi a cadere sotto un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale. In un quadro più generale di riforma e di riordino del sistema è perciò evidente che il rimedio a questo stato di instabilità normativa non può essere ricercato nell'ennesimo intervento emergenziale bensì in un percorso che riconduca alla normalità il sistema Paese. Gli interventi che servono in tutti i campi in sostanza, sono quelli di lungo respiro, che immaginino un orizzonte riformista solido e con l'ambizione di delineare una Italia matura e solida. E questo non si ottiene cercando di placare lo sdegno dell'opinione pubblica, come nel caso della legge 190/2012 e dei suoi decreti applicativi, che in larga parte generano solo una abnorme produzione di carta e che spesso producono iniquità oltre che problematiche e dubbi applicativi. Né si può pensare di contenere la spesa pubblica con norme che colpiscano, sempre in ragione del fatto mediatico del momento, questa o quella categoria di cittadini: una volta i pensionati, un'altra i dipendenti pubblici, spesso i cosiddetti "ricchi" (che spesso coincidono con i contribuenti onesti) e così via. Molti segnali lasciano pensare che, se la vicenda greca non ci riporta nel baratro, gli anni della tempesta monetaria e della crisi stiano per finire. E' il momento di concludere anche l'esperienza delle norme eccezionali che questo periodo ha prodotto, attraverso un processo di ordinata riforma che si preoccupi dei risultati e non delle emozioni.


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