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Amministrative 2015, rendiconti a tre vie per le spese elettorali

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il ministero dell'Interno ha diffuso ieri le consuete istruzioni sulla divisione delle spese per le elezioni amministrative, in programma quest'anno a maggio per oltre mille Comuni e per sette Regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania, e Puglia). Le istruzioni, in questo caso, sono divise in due: quelle per i casi in cui le elezioni si svolgono in contemporanea fra Regioni e Comuni (circolare 5/Fl/2015) e quelle per gli altri (circolare 6/Fl/2015).

Le regole
Il principio generale, fissato dalla legge 136/1976 (articolo 17, comma 2) stabilisce che le spese di organizzazione e di attuazione delle elezioni sono a carico degli enti interessati dal voto, ma esistono delle eccezioni. La prima, che riguarderà molti enti locali vista la concomitanza con un ampio turno amministrativo regionale, riguarda i casi di elezioni regionali e comunali contemporanee: in questo caso le spese vengono ripartite a metà fra Regione e Comune, con un meccanismo che si aggiunge all'intervento statale previsto per gli oneri legati alla fornitura del materiale elettorale (schede, manifesti, buste e così via) e per le lettere e gli avvisi da recapitare ai cittadini che risiedono fuori dal territorio comunale oppure all'estero.

I rendiconti
Per far viaggiare a regime la macchina dei rimborsi, i rendiconti sulle spese effettuate andranno effettuati entro tre mesi dal voto: questi rendiconti andranno inviati alle Regioni, tranne quelli relativi alle spese comuni che dovranno essere invece al Prefetto del capoluogo di Regione chiamato ad apporre il visto di esecutività. In caso di elezioni regionali e comunali contemporanee, le spese per le cartoline destinate agli elettori residenti all'estero sono ripartite a metà fra Stato e Comune, e i Comuni dovranno rendicontare al Prefetto competente per territorio solo la quota coperta dall'Erario.

Il personale
Le circolari ricordano anche le regole per il periodo di lavoro straordinario del personale, che inizia 50 giorni prima del voto e termina dopo cinque giorni dalla chiusura delle urne (in caso di ballottaggio, nei Comuni con più di 15mila abitanti, si tiene conto ovviamente anche del secondo turno), e i compensi per i presidenti (150 euro nei seggi ordinari; 187 euro in caso di doppia elezione), gli scrutatori e i segretari (120 euro; 145 euro in caso di doppia elezione)


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