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Trasparenza, diventano effettive le sanzioni per chi non pubblica redditi e compensi

di Manuela Sodini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'Anac corregge il tiro e, con la delibera 10/2015, ritorna sul tema del sistema sanzionatorio per la violazione di specifici obblighi di trasparenza disciplinato dall'articolo 47 del Dlgs 33/2013. In pratica, con la nuova decisione l'Anac entra direttamente in campo assumendo la competenza sulle sanzioni insieme ai Prefetti (si veda anche il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 5 febbraio).

I dati da pubblicare
Il decreto sulla trasparenza prevede i seguenti obblighi:
• pubblicazione di dati e informazioni relative ai membri degli organi di indirizzo politico, in particolare obbligando a rendere noti i dati relativi alla situazione patrimoniale complessiva al momento dell'assunzione della carica (articolo 14, comma 1, Dlgs 33/2013);
• pubblicazione e aggiornamento annuale con riguardo a società partecipate, enti pubblici vigiliati, enti di diritto privato in controllo pubblico dei seguenti dati: ragione sociale, entità della partecipazione, onere gravante sul bilancio dell'amministrazione, numero dei membri degli organi di governo designati dall'amministrazione e loro trattamento economico, risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi (art. 22, co. 2, D.Lgs. 33/2013);
• comunicazione ai soci pubblici, da parte degli amministratori delle società, del proprio incarico e del relativo compenso entro 30 giorni dalla designazione (articolo 47, comma 2 del Dlgs 33/2013).

Le penalità
L'articolo 47 del decreto sulla trasparenza, in caso di violazione degli obblighi di pubblicazione sopra individuati, prevede l'applicazione di sanzioni pecuniarie (in generale da 500 a 10mila euro) ma si limita a disporre, al comma 3, che queste «sono irrogate dall'autorità amministrativa competente in base a quanto previsto dalla legge 24 novembre 1981, n. 689». La delibera Anac 66/2013 aveva interpretato la norma nel senso che ciascuna amministrazione avrebbe dovuto in autonomia, con proprio regolamento, disciplinare il regime sanzionatorio. Una pratica di fatto inattuabile e che rischiava di vanificare il contenuto punitivo della disciplina. Con la delibera 10/2015, pertanto, l'Anac corregge il tiro assegnando una competenza statale alla disciplina sanzionatoria, sottraendola così ai regolamenti, anche in considerazione delle possibili violazioni sul piano dell'uguaglianza che si sarebbero potute originare.

La procedura
Questo cambio di rotta deriva in realtà anche da una modifica legislativa, intervenuta per effetto del Dl 90/2014, che ha ampliato i poteri dell'Anac. Oggi, pertanto, l'Anac di proprio impulso o, su segnalazione degli Organismi interni di valutazione o dei Responsabili della trasparenza, potrà avviare il procedimento sanzionatorio e, in caso di mancato pagamento della sanzione, provvedere a darne comunicazione al Prefetto del luogo dove ha sede l'ente verso il quale sono state riscontrate le violazioni, perché provveda all'irrogazione definitiva della sanzione. La scelta è caduta sui Prefetti in quanto, come si legge nella delibera, essi svolgono sul territorio quella funzione di garanzia e di «promozione dei diritti civili e sociali dei cittadini, alla cui piena attuazione la trasparenza è finalizzata».


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