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Pubblicazioni obbligatorie: gli open data e l'archiviazione on line

di Aldo Monea

Il quarto contributo sulle nuove linee guida per la pubblicità e trasparenza sul web definisce i confini semantici e oggettivi dei due termini, la cui confusione potrebbe creare problemi agli Enti locali

I documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria, in base all'articolo 7 del Dlgs 33/2013 (legge sulla Trasparenza), devono essere pubblicati in "formato di tipo aperto" come prescrive l'articolo 68 del Dlgs 7 marzo 2005 n. 82.
L'Autorità per la protezione dei dati personali interviene proprio su questa disposizione, dando la sua interpretazione: formato di tipo aperto è concetto diverso da dato di tipo aperto. Considerando, infatti, il comma 3, lettera a), dell'articolo 68, per "formato di tipo aperto" bisogna intendere "un formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi". Solo se si fosse utilizzata la formula "dato di tipo aperto", invece, si sarebbe potuto intendere una disponibilità unita alla riutilizzabilità del dato da parte di chiunque, anche per finalità commerciali e in formato disaggregato.
In sostanza, secondo il Garante, dal combinato disposto dell'articolo7 del Dlgs 33/2013 3 dell'articolo 68 del Dlgs 82/20015 (Codice dell'amministrazione digitale) deriva che i dati personali oggetto di pubblicazione obbligatoria non sono liberamente riutilizzabili da chiunque e per qualsiasi altra finalità.
La "lettura" proposta nelle linee guida del Garante di maggio scorso non ha conseguenze solo per i terzi utilizzatori di quei dati che non possono reimpiegare (e pertanto rielaborare) liberamente le informazioni personali presenti nei siti istituzionali dei Comuni, ma implica, in certa misura, anche qualche cautela da parte dell'Ente locale poiché titolare del trattamento di quei dati che sarebbero messi a disposizione dei terzi.
Diventa allora essenziale (come già sostenuto dal Garante sul riutilizzo dei dati personali e riportato in un precedente commento sulle linee guida) che il titolare fissi licenze, sia pure standard, per il riutilizzo da parte di chi accede ai siti istituzionali. In caso contrario, (come da nota 28 delle linee Guida) prevarrebbe il principio, derivante dal Codice dell'Amministrazione digitale, secondo cui qualunque informazione o documento pubblicati dall'amministrazione, priva di una licenza, s'intenderebbero rilasciati come "dato di tipo aperto", disponibili al riutilizzo gratuito da parte di chiunque, anche per finalità commerciali, e in formato aperto e disaggregato.
E' da segnalare, tuttavia, che, nelle proprie osservazioni alle linee guida, il presidente dell'Anac rifiuta (pag. 3) questa interpretazione, perché ritiene che la ratio dell'articolo 7 sia di garantire completa accessibilità e riutilizzabilità dei dati in possesso dell'amministrazione.
ARCHIVIAZIONE SENZA ACCESSIBILITÀ INDISCRIMINATA
Il Garante ricorda innanzitutto che l'articolo 9, comma 2, del Dlgs 33/2013 prevede che scaduto il termine di durata dell'obbligo di pubblicazione i documenti, le informazioni e i dati sono comunque conservati e resi disponibili, ma all'interno di distinte sezioni del sito di archivio, collocate e debitamente segnalate nell'ambito della sezione "Amministrazione trasparente".
La stessa Autorità, inoltre, rammenta la disposizione che consente il trasferimento dei dati all'interno delle sezioni di archivio anche prima della scadenza del termine previsto dall'articolo 8, comma 3.
Nelle linee guida si sottolinea che, per espressa previsione normativa, i dati e le informazioni concernenti la situazione patrimoniale dei titolari di incarichi politici non devono essere trasferiti nelle sezioni di archivio dei siti on-line istituzionali alla scadenza del termine di pubblicazione (articolo 14, comma 2, del Dlgs 33/2013).
Quali, secondo il Garante, le conseguenze salienti per il titolare del trattamento pubblici e, in particolare, per gli Enti locali? queste:
a)tenere presente che, una volta scaduti i diversi periodi di pubblicazione previsti dall'articolo 8, comma 3, del Dlgs 33/2013, non vale più la regola dell'accesso e della conoscenza indiscriminata;
In quel momento bisogna trasferire i dati nelle sezioni archivio, in cui rendere disponibile (secondo le regole sull'accessibilità degli "archivi") la documentazione, individuando le condizioni di accesso e selezionando, a tal fine, preliminarmente, nell'ambito dei singoli atti e documenti, le informazioni da rendere consultabili. In tale senso l'Autorità ritiene che le informazioni personali, contenute in atti e documenti, possano essere reperibili nelle sezioni di archivio, ma (è bene rimarcarlo) solo alle persone che ne hanno fatto richiesta, assoggettandole a modalità di "semplicità di consultazione" e di "facile accessibilità" (articolo 6 del Dlgs 33/2013), quale, per esempio, una chiave personale di identificazione informatica.
In alternativa a tale modalità, il Garante ritiene che sia comunque possibile la libera consultazione da parte di chiunque della sezione di archivio purché gli Enti e, in particolare, al loro interno i soggetti destinatari degli obblighi di pubblicazione in materia di trasparenza, adottino opportune misure a tutela degli interessati, rendendo anonimi i dati personali contenuti nella documentazione inserita in archivio;
b)i soggetti tenuti (all'interno degli Enti locali) agli obblighi di pubblicazione devono conservare e mettere a disposizione i documenti, le informazioni e i dati all'interno della sezione di archivio dei siti web, eventualmente anche prima che sia terminato il periodo di pubblicazione.


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