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Patto, tributi locali e federalismo: Delrio illustra il programma

Partendo da Imu e Tares per arrivare ai piccoli Comuni passando per le Città metropolitane, il nuovo ministro è stato sentito in audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera sulle linee programmatiche

Imu e Tares. "La riflessione sull'Imu è partita, abbiamo tempo fino al 31 agosto. Stiamo aspettando tabelle e simulazioni". Lo ha detto il ministro per gli Affari Regionali e Territoriali, Graziano Delrio, che questo pomeriggio è stato sentito in audizione alla commissione Affari Costituzionali della Camera sulle linee programmatiche del suo ministero. Secondo Delrio, però se si vuole intervenire sulla tassazione sugli immobili non si può escludere una riflessione anche sulla Tares.
Patto di stabilità. Il ministero degli Affari Regionali e Territoriali con il ministero dell'Economia stanno lavorando – riferisce Delrio - per riuscire a cambiare entro l'anno prossimo il patto di stabilità interno che ha soffocato la capacità di spesa e di investimento degli enti locali.
Federalismo fiscale. Il tema del federalismo fiscale e demaniale costituisce uno dei punti principali sul quale il ministro Delrio, fonda il suo programma. "Si deve parlare - ha detto - di costi e fabbisogni standard. Su queste due questioni abbiamo un'enorme mole di dati e dobbiamo fare in modo che siano usati". Parlando sempre di federalismo fiscale il ministro ha ricordato che esistono due deleghe importanti: sulle leggi regionali e sui contenziosi tra Regioni e Corte Costituzionale (dovuti - ha ricordato - anche alla conclusione di competenze generata dal Titolo V). "È nostra intenzione dare alla Conferenza unificata una nuova funzione concertativa di studio e di valutazione degli enti e degli accordi che promuoveranno". Il ministro ha anche parlato delle regioni a statuto speciale assicurando che non vi è alcuna intenzione di ridurne i poteri ma anzi c'è l'intento di esaltarne la specificità. Ha comunque voluto precisare che in un sistema "federalista, concertativo e non competitivo le regioni più forti dovrebbero accollarsi gli oneri di quelle più deboli con maggiore responsabilità". Sempre a proposito di federalismo il ministro ha voluto sottolineare come l'Italia sia molto indietro rispetto alla perequazione. Vorremmo che da noi fosse come in Germania dove la perequazione funziona, sembra un modello possibile, e quindi vorremmo raggiungere le stesse capacità.
Piccoli Comuni. È mia intenzione verificare cosa stanno facendo le Regioni per facilitare l'unione dei piccoli comuni. La costituzione delle unioni è un passo fondamentale che serve ai piccoli comuni per offrire servizi che da soli non sono in grado di dare. È quanto ha detto in sintesi il ministro, parlando dei piccoli comuni. "Non è vero - ha detto - che 1900 piccoli comuni sono tanti, il problema vero però è l'erogazione dei servizi. Alcuni piccoli comuni del Sud - ha precisato - mancano di assistenza tecnica e non riescono a spendere i fondi europei. Bisogna promuovere una spesa degli enti locali perché gli Enti locali ci siano. I piccoli comuni - ha concluso – devono rassegnarsi a questo processo".
Città metropolitane. "Le città metropolitane sono organismi nei quali l'Europa punta tantissimo. Se il paese vuole essere attrattivo e competitivo, deve seguire questa strada". Il ministro ha aggiunto che "Le città metropolitane non hanno nulla a che vedere con le province. Sono un organismo molto diverso che coinvolgerà 20 milioni di abitanti, sul quale dobbiamo investire".
Dichiarazione Upi. Su questo punto il presidente dell'Upi, Antonio Saitta ha commentato dicendo che "Le Città metropolitane, in tutta Europa, sono enti di area vasta che, per loro peculiari caratteristiche economiche e sociali, sono amministrate da organi eletti che esercitano funzioni tipicamente provinciali, cui si aggiungono quelle comunali. Se vogliamo che abbiano un senso anche in Italia, da questo dobbiamo partire". "Pensare che si possano istituire le Città metropolitane - aggiunge Saitta - abolendo le Province vuol dire scegliere di abbandonare tutte le comunità e i territori al di fuori dei grandi centri urbani. Le Città metropolitane - prosegue il presidente dell'Upi - sono indispensabili per garantire ad alcune aree specifiche, le aree metropolitane, un livello di governo indispensabile per assicurare l'integrazione dei servizi di mobilità, di sviluppo, di coesione sociale necessari a governare un territorio, una popolazione e una economia che supera le medie nazionali. Ma per una simile nuova istituzione- conclude il presidente dell'Upi - va definito un modello elettorale che assicuri a tutti i cittadini e a tutto il territorio la certezza della rappresentanza" .


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